La Cassazione conferma che è estorsione minacciare i dipendenti di licenziamento per costringerli a firmare buste paga gonfiate

Corte di Cassazione Penale, sentenza n. 6006 dep 8 febbraio 2018

La Corte di Appello confermava la responsabilità dei ricorrenti per i reati di estorsione loro contestati, per avere minacciato di licenziamento alcuni dipendenti della ditta Autotrasporti a loro riconducibile, al fine di costringerli a firmare per quietanza prospetti paga in bianco o con importi superiori a quelli effettivamente corrisposti.
La Suprema Corte ha confermato i giudizi di primo e secondo grado, poichè dall’esame delle dichiarazioni delle persone offese risulta che le vittime avevano ribadito al dibattimento le accuse che avevano formato oggetto delle iniziali denunce contro gli imputati, cosi come correttamente ritenuto dai giudici di merito.
Il riferimento è alla sussistenza della minaccia degli imputati consistente nel paventare il licenziamento per costringere i dipendenti ad accettare condizioni lavorative deteriori, come quella di uno stipendio inferiore a quanto risultante dalle buste paga

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