La gestione dell’immigrazione-accoglienza secondo la Corte dei Conti

Corte dei Conti, Sezione Centrale di Controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, Deliberazione 7 marzo 2018, n. 3/2018/G

Nell’anno 2016 sono sbarcati sul territorio nazionale più di 181mila migranti. L’anno precedente ne erano giunti circa 153 mila.
Gli impegni finanziari complessivi relativi alle spese per la prima accoglienza sono stati pari complessivamente, nel 2016, a 1,7 miliardi, di cui: 1,29 miliardi per la prima accoglienza, 266 milioni per la seconda accoglienza e 111,5 milioni per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati.
Siccome l’Unione europea ha contribuito a sostenere le politiche di accoglienza tramite le erogazioni effettuate, nel 2016, dall’agenzia “Frontex” per 8,1 milioni e dal Fondo asilo, migrazione ed integrazione (Fami) per 38,7 milioni, le stesse complessivamente rappresentano soltanto il 2,7 per cento rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato.
A ciò deve aggiungersi la stima delle mancate ricollocazioni di migranti negli altri paesi europei che, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni.
Tutti coloro che arrivano sono immessi nel “sistema di richiesta d’asilo”, che attualmente è l’unica modalità per stabilirsi legalmente in Italia. Nelle strutture d’accoglienza gli immigrati permangono per tutto il periodo in cui la domanda di asilo è oggetto di esame, ossia per oltre sei mesi, che aumentano se si aggiungono i tempi necessari per attendere l’iter dei ricorsi.
La maggior parte delle regioni per il 2015 hanno registrato costi che sono da ricomprendersi in un range giornaliero che va dai 30 ai 35 euro pro capite.

Nel 2016, il 56 per cento delle richieste è stato respinto e solo il 13 per cento dei richiedenti ha ottenuto lo status di rifugiato; la maggioranza dei richiedenti è, infatti, costituita da “migranti economici” che non fuggono da situazioni di aperto conflitto, ma partono dal paese di origine spinti dall’aspettativa di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.
I migranti che non hanno ottenuto alcuna forma di protezione (sussidiaria o umanitaria) diventano sostanzialmente irregolari. Poiché rimpatriarli è complesso e oneroso, essi restano sul territorio senza diritti, facilmente inseribili anche nei circuiti delle attività illecite e malavitose.
Per quanto attiene ai migranti aventi diritto di protezione:
[…]
c) nell’attribuire la gestione del servizio di accoglienza dei migranti non deve essere trascurato, da parte degli uffici territoriali del Governo, l’impegno di effettuare, preventivamente, i controlli antimafia, economici e strutturali sui soggetti privati, c.d. gestori, che saranno chiamati ad erogare i servizi;
d) l’affidamento dei servizi di accoglienza a terzi operatori economici, senza adottare alcuna procedura di evidenza pubblica, che garantisca principi di trasparenza e concorrenza, non appare ammissibile dal momento che l’aspetto dell’immigrazione non può essere più gestito come “fenomeno emergenziale”;
e) l’attuale incapacità da parte del Ministero di tracciare la presenza e gli spostamenti dei richiedenti asilo, anche da una struttura all’altra, rende evidente la necessità di creare un adeguato sistema informativo capace di monitorare l’equa distribuzione sul territorio nazionale dei soggetti interessati, stante anche l’urgente necessità di prestare attenzione ai dati sui minori, la cui realtà effettiva è solo parzialmente conosciuta. Basti pensare che dal 2006 al 2014 si sono resi irreperibili ben 17.892 soggetti.
Se da un lato tale situazione evidenzia delle perplessità circa la tenuta dei conti da parte dei locali uffici territoriali del Governo, che non appaiono in grado di trarre dati attendibili dalle proprie contabilità speciali afferenti i costi giornalieri sostenuti per la gestione del fenomeno migratorio riguardanti la prima accoglienza, dall’altro svela un aspetto sintomatico di disordine contabile che certamente non salvaguarda i principi di buona amministrazione, ma che dovrebbe indurre il Ministero a rimeditare un ritorno tempestivo alle regole di contabilità ordinaria e alla precisa osservanza sia delle regole di rendicontazione da parte degli enti locali, sia delle procedure di vigilanza e ispezione sulle attività dei privati destinatari dei contributi pubblici

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