Analisi del PNRR: quali sono le parole più ricorrenti?

Con un giochino di text mining ho voluto analizzare il testo del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) così come pubblicato dal Governo (https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf), per scoprire quali sono le parole più ricorrenti e, quindi, quali sono le parole veramente importanti per chi ha scritto tale Piano (il codice sorgente in bash per il text mining lo trovate sul mio github:https://github.com/iusmanagement/Analisi-della-frequenza-di-parole-in-un-testo)

Le prime 20 posizioni delle parole più ricorrenti sono le seguenti (il numero della prima colonna indica la frequenza)

507investimenti /investimento
397nazionale
367riforme
273resilienza
272ripresa
267#nextgenerationitalia
168piano
112interventi
111obiettivi
110digitale/digitali
100servizi
82missione
81aree
76sistema
71europea
67amministrazioni
61sociale
60componente
56pubblica
56misure

Notiamo subito che una parte importante è occupata proprio dalle parole del titolo (piano, nazionale, ripresa, resilienza), insieme all’hashtag che contraddistingue le pagine. Ciò vuol dire che alcune parole sono ripetute a mò di slogan, proprio per rimanere impresse, ma nulla di più.

Oltre al mantra che abbiamo detto, sicuramente è predominante la parola investimenti/o, insieme alla parola riforma/e, che quindi saranno il segno distintivo dell’attuazione di questo Piano.

Ci sono grandi assenti? Sicuramente sì. Innanzitutto la parola digitale/i è parecchio indietro, a testimonianza che gli investimenti non saranno di quel tipo, ma più “old style”.

Anche la parola “amministrazione” o “pubblica amministrazione” è veramente latitante, secondo me sintomo di un forte coinvolgimento del privato, lasciando le amministrazioni locali a margine di tale Piano.

Infine, la grandissima assente è la parola “corruzione” o simili (lotta alla corruzione, prevenzione alla corruzione, ecc…) e tutte le parole che possono essere legate a ciò, quali controlli, verifiche, audit, e simili.

Quindi un Piano sicuramente centralizzato, con forte coinvolgimento del privato, con investimenti “tradizionali” e poco “digitali”.

Speriamo bene

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