In caso di danno erariale da mancata entrata, la prescrizione comincia a decorrere dalla decadenza del potere di riscossione

Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Siciliana, sentenza n. 426 del 7 agosto 2020  Continua a leggere

Limiti di finanza pubblica: l’aggiornamento dopo la circolare della Ragioneria Generale dello Stato

Si pubblica la tabella con i principali limiti di finanza pubblica applicabili agli enti locali e alla sanità, tenendo conto della Circolare n. 8 del 20/04/2020 della Ragioneria Generale dello Stato.

La tabella NON tiene conto delle deroghe previste per l’emergenza COVID-19, che comunque dovranno essere rendicontate a parte. Inoltre alcune norme in materia di spesa pubblica non sono state derogate dai decreti emergenziali (compensi amministratori, spese di rappresentanza, ecc…).

Check list finanza pubblica rev92

Gli stipendi nella PA? Ecco gli enti locali e le ASL dove si guadagna di più

In questo periodo sono tornati di moda gli stipendi ai pubblici dipendenti, con qualche tentativo di riproporre le vecchie “gabbie salariali”.

Ma al di là di proposte datate, gli stipendi che erogano la PA sono commisurati ai servizi? Cioè, laddove i servizi sono effettivamente resi, sono migliori, laddove la PA riesce a rispettare l’equilibrio di bilancio e non andare “in rosso”, gli stipendi sono più alti?

Allora cominciamo a dare un’occhiata, senza pretesa di esclusività. Per fare l’analisi, ho analizzato le categorie più numerose/rappresentative dei comparti delle autonomie locali e della sanità: per i primi la categoria “C” (ex 6° livello, personale diplomato), mentre per la sanità i medici (esclusi veterinari e altri sanitari). Questo per evitare che la scarsa numerosità di dipendenti in alcune categorie alterasse la media della retribuzione. I dati sono quelli forniti dalle pubbliche amministrazioni per la rilevazione del “Conto annuale” e messi a disposizione dalla Ragioneria Generale dello Stato, relativi al 2018

In primis le Regioni. Ecco la classifica delle Regioni dove il personale della categoria “C” ha la retribuzione media più alta:

DESC_ISTITUZIONE MEDIA_RETR
LAZIO 31.348,52
PIEMONTE 30.254,81
CALABRIA 29.844,99
MOLISE 29.668,75
CAMPANIA 29.302,85
LOMBARDIA 28.929,79
VENETO 28.497,66
ABRUZZO 28.243,88
TOSCANA 28.222,54
LIGURIA 27.777,74
PUGLIA 27.303,37
EMILIA ROMAGNA 27.069,06
UMBRIA 27.053,42
MARCHE 26.515,62
BASILICATA 25.775,67

Per poter fare un confronto, suggerisco di verificare le Regioni in Piano di rientro, cioè quelle Regioni “sorvegliate speciali” per problemi di bilancio (http://www.salute.gov.it/portale/pianiRientro/dettaglioContenutiPianiRientro.jsp?lingua=italiano&id=5022&area=pianiRientro&menu=vuoto).

Come si vede, non c’è una correlazione diretta tra retribuzione elevata e “conti a posto”.

E ora vediamo la top ten di tutte le autonomie locali (Comuni, enti vari, ecc…), sempre in riferimento alla retribuzione media della categoria C (personale diplomato):

* in un caso sembrerebbe esserci un evidente errore, ma i dati del Conto annuale sono questi

DESC_TIPO_ISTITUZIONE DESC_ISTITUZIONE MEDIA_RETR
COMUNI CAMPIONE D’ITALIA 105.672,53
COMUNI LAUREANA DI BORRELLO 102.754,00
COMUNI CASAL VELINO 46.368,60
ALTRI ENTI REGIONALI ARLAS – AGENZIA REGIONALE DELLA CAMPANIA PER IL LAVORO E LA SCUOLA 46.094,00
COMUNI CACCURI 45.670,00
COMUNI VALLELONGA 45.465,84
COMUNI VICOLI 44.157,44
COMUNI MICIGLIANO 44.045,00
COMUNI SAN GIULIANO DI PUGLIA 43.651,87
AZIENDE ED ENTI PER IL SOGGIORNO E TURISMO EPT – NAPOLI 42.831,00

 

Gli enti in fondo alla classifica sono invece:

COMUNI PARENTI 22.300,00
COMUNI CORIGLIANO CALABRO 22.008,12
COMUNI BAGALADI 21.953,00
AUTORITA’ DI BACINO AUTORITA’ DI BACINO DISTRETTUALE DELL’APPENNINO CENTRALE (EX AUTORITA’ DI BACINO DEL FIUME TEVERE) 21.303,88
PARCHI NATURALI ED ENTI PER LA DIFESA AMBIENTALE PARCO DELL’ANTOLA 21.295,00
UNIONE DI COMUNI U.C. BOTRUGNO – GIUGGIAMELLO – NOCIGLIA – SANARICA – SAN CASSIANO – SURANO 21.230,77
COMUNI MONTERUBBIANO 20.028,00
COMUNITA’ MONTANE XXII MONTI AURUNCI E AUSONI 18.333,14
COMUNI FARA FILIORUM PETRI 17.757,00
COMUNI ISOLA DEL CANTONE 16.980,50

Come si vede, non c’è nessuna correlazione tra gli stipendi e la collocazione territoriale.

E ora veniamo agli enti che applicano il contratto collettivo della Sanità. Questa la classifica delle top ten con riguardo alla retribuzione media dei medici (esclusa l’indennità di esclusività):

DESC_ISTITUZIONE Regione MED_RETR
ASL P.A. BOLZANO TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL 107593,33
ARPA MARCHE MARCHE 88182
AGENZIA PER I SERVIZI SANITARI REGIONALI LAZIO 86979
AZIENDA ZERO VENETO 84094,74
ARPA ABRUZZO ABRUZZO 77369,63
ASL TRENTO TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL 75818,36
ARPA LAZIO LAZIO 74296,5
AZIENDA REGIONALE PER L’EMERGENZA SANITARIA ARES 118 LAZIO 74196,66
AZIENDA LIGURE SANITARIA DELLA REGIONE LIGURIA LIGURIA 71806,58
ARPA PIEMONTE PIEMONTE 70299

Qui troviamo molte realtà che possono vantare ottimi livelli dei servizi e bilanci in ordine,  insieme, però, a realtà che non si trovano nella medesima situazione.

Anche qui, quindi, nessuna correlazione tra alta retribuzione ed erogazione dei servizi e bilanci in ordine.

Per completare, pubblichiamo pure il fondo della classifica:

ASST RHODENSE LOMBARDIA 55824,7
AZIENDA USL TOSCANA CENTRO TOSCANA 55782,12
ISPO- ISTITUTO PER LO STUDIO E LA PREVENZIONE ONCOLOGICA TOSCANA 55599,53
ULSS N. 4 VENETO ORIENTALE (EX ASL S. DONA’ DI PIAVE 10) VENETO 55552,17
ASST DI MONZA LOMBARDIA 55358,59
AGENZIA REGIONALE SANITARIA DELLA PUGLIA (ARES) PUGLIA 54938,5
AO COSENZA CALABRIA 54905,85
OSPEDALE ‘LAZZARO SPALLANZANI’ – ROMA LAZIO 54785,16
INMP – IST.NAZ. PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI ED IL CONTRASTO DELLE MALATTIE DELLA POVERTA’ LAZIO 54188,32
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA UNICAM (EX AOU SECONDA UNIVERSITA’ DI NAPOLI) CAMPANIA 49974

Anche qui, realtà molto diverse tra di loro.

Sarebbe interessante pubblicare anche i dati delle giornata di assenza per dipendente, ma, vista la fortissima differenze tra diverse realtà, ho timore che qualcuno possa “offendersi”.

Posso solo dire che la media delle assenze (comprensive delle ferie e congedi vari) per dipendente della PA è giorni 44,68, ma nella classifica delle prime dieci realtà, ci sono valori tra 98 e 91 giorni di assenza per dipendente ogni anno.

In sintesi, è chiaro che i dati già sono disponbili, e in alcuni casi non sono giustificati. Basterebbe “governare” meglio i processi, anche con verifiche mirate, per riportare nell’alveo della normalità quelle realtà che sono molto oltre i valori della media dei dipendenti della pubblica amministrazione, sia per retribuzione, sia per assenze.

Se, però, nessuno esige il rispetto delle regole, è chiaro che in alcuni casi si va alla deriva.

Come dice il Prof. Raffaello Lupi a proposito dei tributi, le “imposte” si chiamano così perchè ci deve essere qualcuno che le “impone”. Se nessuno “si fa sentire”, alcuni non si adeguano.

Raccolte pubbliche di denaro per il COVID-19: siamo alla resa dei conti

Gli italiani sono stati generosi in questa emergenza, donando ingenti somme di denaro in vari modi e tramite vari soggetti per contrastare la pandemia.
Ora, però, siamo alla resa dei conti, cioè i soggetti che hanno ricevuto queste somme dovranno rendere conto, cioè hanno l’obbligo di presentare dei veri e propri rendiconti finanziari.

Ma andiamo con ordine e rispondiamo alle domande: quali sono le norme applicabili per i soggetti privati e per gli enti pubblici coinvolti?
E, soprattutto, quali diritti hanno i donatori per conoscere l’effettiva destinazione delle somme donate e gli obblighi di chi ha ricevuto e/o organizzato la raccolta dei fondi?

Per i soggetti privati le norme principali applicabili in materia sono quelle del codice civile sui comitati e sulle donazioni.

Infatti i comitati sono enti che, medianti raccolta di fondi per uno scopo specifico, si fanno promotori di attività benefiche, di opere pubbliche, monumenti, esposizioni, mostre, festeggiamenti.
Non è necessaria nessuna forma specifica, va bene anche la forma orale o la forma della scrittura privata non autenticata. Non è richiesto nessun atto formale specifico (atto costituitivo, statuto, ecc…). Ciò che conta è l’annuncio della raccolta fondi per uno scopo determinato.
Gli organizzatori e coloro che assumono la gestione dei fondi raccolti sono responsabili personalmente e solidalmente della conservazione dei fondi e della loro destinazione allo scopo annunziato.
Qualora i fondi raccolti siano insufficienti allo scopo, o questo non sia piu’ attuabile, o, raggiunto lo scopo, si abbia un residuo di fondi, l’autorita’ governativa stabilisce la devoluzione dei beni, se questa non e’ stata disciplinata al momento della costituzione.
Quindi gli organizzatori non hanno facoltà di decidere di destinare le somme eventualmente residue a scopi diversi da quello annunciato.
Di contro, i donatori hanno diritto di sapere come sono stati spesi i soldi raccolti.

L’altra normativa applicabile è quella sulle donazioni. Infatti le somme donate per l’emergenza si configurano (di solito) come donazioni di modico valore, per cui non è richiesta nessuna forma specifica quale atto pubblico o altro. Si configurano inoltre come donazioni modali, cioè donazione con un onere di fare o di dare in capo al donatario, che, in questo caso, consiste nel destinare le somme per l’emergenza COVID-19.
Per l’adempimento dell’onere puo’ agire in giudizio oltre il donante, qualsiasi altro interessato.
Nel caso in l’onere diventi impossibile (p.es.: impossibilità di costruire l’ospedale che si era annunciato) questo si considera non apposto, ma rende nulla la donazione se ne ha costituito il solo motivo determinante.

Infine, vi è l’art. 20 del DPR 600/1973 che recita:
“Indipendentemente alla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato ai sensi dell’articolo 22, dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le entrate e le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell’articolo 108, comma 2-bis, lettera a), testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917”

Si sottolinea che tale obbligo sussiste, in caso di raccolte pubbliche di fondi, anche se non si ha un obbligo di predisporre un rendiconto finanziario ai fini fiscali. Si ricorda infatti che i comitati sono pur sempre degli enti. Il legislatore ha voluto tutelare così maggiormente la fede pubblica in questo delicato settore della raccolta fondi, prescindendo dagli obblighi fiscali.

Fin qui, gli obblighi di carattere civilistico.

Quando il denaro è consegnato o versato ad un ente pubblico (Stato o enti locali, o altri enti pubblici quali ASL), intervengono pure una serie di obblighi di rango pubblicistico, tra cui l’obbligo di tenuta di una contabilità separata e il rispetto del vincolo di destinazione.
Infatti il DL 17 marzo 2020 n. 18 (convertito con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27) all’art. 99 comma 5 recita che :” Per le erogazioni liberali di cui al presente articolo, ciascuna pubblica amministrazione beneficiaria attua apposita rendicontazione separata, per la quale e’ autorizzata l’apertura di un conto corrente dedicato presso il proprio tesoriere, assicurandone la completa tracciabilita’. Al termine dello stato di emergenza nazionale da COVID-19, tale separata rendicontazione dovra’ essere pubblicata da ciascuna pubblica amministrazione beneficiaria sul proprio sito internet o, in assenza, su altro idoneo sito internet, al fine di garantire la trasparenza della fonte e dell’impiego delle suddette liberalita’.

Quindi l’ente pubblico è tenuto a garantire la tracciabilità, sia in entrata, sia in uscita, di tutte le somme. Inoltre, si applicano pure le norme già citate riguardanti il vincolo di destinazione. Infatti, se la raccolta fondi è stata esplicitamente avviata con frasi tipo “emergenza coronavirus” o “raccolta COVID-19”, è evidente che le somme possono essere spese solo per quel motivo. Quindi, per esempio, se un’ASL ha introitato 600.000 euro per il COVID-19, e ne spende 550.000 per un’apparecchiatura dedicata all’emergenza, non potrà impiegare gli altri 50.000 in spese, seppur lecite e sanitarie, che non riguardano l’emergenza coronavirus.
Infine tale rendiconto deve essere pubblicato sul sito internet dell’ente pubblico, in modo che chiunque possa verificare puntualmente come sono stati spesi i soldi.

Già da subito, a dire il vero, gli organi di polizia giudiziaria sono stati allertati per evitare che improvvisate raccolte per scopi umanitari non restassero, nemmeno in parte, nelle tasche dei promotori, e che il relativo denaro fosse speso bene e solo per l’emergenza COVID-19 ma, vista la vastità del fenomeno, speriamo che anche a verifiche concluse potremo dire che gli italiani hanno fatto bene a donare e a fidarsi.

Effettuare assunzioni in mancanza dell’approvazione del bilancio consolidato, costituisce danno erariale

Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per le Marche, sentenza n. 41 dell’11 maggio 2020
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