Il TAR boccia l’ANAC sulla pubblicazione dei redditi dei medici di struttura complessa

Il gravame aveva ad oggetto tanto la delibera con cui l’Anac ha modificato le precedenti Linee Guida in materia di trasparenza, a seguito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 20/2019, quanto il successivo provvedimento con cui l’ASL di x ha dato attuazione a tali linee guida, disponendo la pubblicazione dei dati richiesti dall’art. 14 del d.lgs. n. 33/2013 da parte dei dirigenti del Servizio sanitario titolari di struttura complessa.

È stata affrontata la questione dell’applicabilità dell’art. 14, così
come riformulato all’esito della sentenza della Corte, ai dirigenti del Servizio sanitario nazionale.

Dall’esame delle peculiarità di tale organizzazione si evince, non solo che il numero dei dirigenti è di molto superiore a quello degli altri settori della pubblica amministrazione, ma che, di conseguenza, anche strutture nel cui ambito operano numerosi dirigenti sono configurate come
strutture semplici, ovvero come unità organizzativa più piccola del sistema (l’unica la cui direzione, secondo il provvedimento impugnato, sfuggirebbe agli obblighi di pubblicazione di cui
all’art. 14 del d.lgs. n. 33/2013).
Allo stesso modo, risalendo nell’organizzazione, le strutture complesse non coincidono, sic et
simpliciter, con unità organizzative di rilevanti dimensioni ed apicali, ma comprendono anche figure di media entità, molto numerose e diffuse nel sistema ospedaliero.
Tali considerazioni inducono a ritenere, nel rispetto dei principi affermati dalla Corte Costituzionale, che l’individuazione dei destinatari dell’obbligo di pubblicazione, particolarmente penetrante, dei dati di cui all’art. 14 del d.lgs. citato, nei medici responsabili di struttura complessa non costituisca un adeguato bilanciamento tra le esigenze di trasparenza e quelle di riservatezza, in quanto comporterebbe la raccolta di un numero elevatissimo di dati, aventi ad oggetto informazioni anche relative ai redditi privati dei professionisti interessati, con conseguente eccessiva
penalizzazione della “privacy” di tali soggetti rispetto all’effettivo accrescimento della possibilità
di conoscenza dei meccanismi del sistema da parte del cittadino.
Le figure dirigenziali indicate, infatti, non possono considerarsi particolarmente vicine rispetto
alla sede di individuazione e selezione degli indirizzi politici, e si occupano piuttosto dell’effettiva gestione ed operatività delle aziende sanitarie.
In relazione a tali attività e alla capillare diffusione delle strutture di livello complesso l’esigenza
di trasparenza deve ritenersi, per definizione, grandemente attenuata, con la conseguenza che l’accumulo dei dati reddituali di tali soggetti comporterebbe più un appesantimento del sistema
che un effettivo beneficio alla trasparenza e conoscibilità dell’operato dell’Amministrazione,

Progressioni economiche orizzontali, danno erariale e “condono” del 2014. La Corte dei Conti tira dritto e condanna i dirigenti

Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Toscana, sentenza n 288 del 10 novembre 2020

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Gli stipendi nella PA? Ecco gli enti locali e le ASL dove si guadagna di più

In questo periodo sono tornati di moda gli stipendi ai pubblici dipendenti, con qualche tentativo di riproporre le vecchie “gabbie salariali”.

Ma al di là di proposte datate, gli stipendi che erogano la PA sono commisurati ai servizi? Cioè, laddove i servizi sono effettivamente resi, sono migliori, laddove la PA riesce a rispettare l’equilibrio di bilancio e non andare “in rosso”, gli stipendi sono più alti?

Allora cominciamo a dare un’occhiata, senza pretesa di esclusività. Per fare l’analisi, ho analizzato le categorie più numerose/rappresentative dei comparti delle autonomie locali e della sanità: per i primi la categoria “C” (ex 6° livello, personale diplomato), mentre per la sanità i medici (esclusi veterinari e altri sanitari). Questo per evitare che la scarsa numerosità di dipendenti in alcune categorie alterasse la media della retribuzione. I dati sono quelli forniti dalle pubbliche amministrazioni per la rilevazione del “Conto annuale” e messi a disposizione dalla Ragioneria Generale dello Stato, relativi al 2018

In primis le Regioni. Ecco la classifica delle Regioni dove il personale della categoria “C” ha la retribuzione media più alta:

DESC_ISTITUZIONE MEDIA_RETR
LAZIO 31.348,52
PIEMONTE 30.254,81
CALABRIA 29.844,99
MOLISE 29.668,75
CAMPANIA 29.302,85
LOMBARDIA 28.929,79
VENETO 28.497,66
ABRUZZO 28.243,88
TOSCANA 28.222,54
LIGURIA 27.777,74
PUGLIA 27.303,37
EMILIA ROMAGNA 27.069,06
UMBRIA 27.053,42
MARCHE 26.515,62
BASILICATA 25.775,67

Per poter fare un confronto, suggerisco di verificare le Regioni in Piano di rientro, cioè quelle Regioni “sorvegliate speciali” per problemi di bilancio (http://www.salute.gov.it/portale/pianiRientro/dettaglioContenutiPianiRientro.jsp?lingua=italiano&id=5022&area=pianiRientro&menu=vuoto).

Come si vede, non c’è una correlazione diretta tra retribuzione elevata e “conti a posto”.

E ora vediamo la top ten di tutte le autonomie locali (Comuni, enti vari, ecc…), sempre in riferimento alla retribuzione media della categoria C (personale diplomato):

* in un caso sembrerebbe esserci un evidente errore, ma i dati del Conto annuale sono questi

DESC_TIPO_ISTITUZIONE DESC_ISTITUZIONE MEDIA_RETR
COMUNI CAMPIONE D’ITALIA 105.672,53
COMUNI LAUREANA DI BORRELLO 102.754,00
COMUNI CASAL VELINO 46.368,60
ALTRI ENTI REGIONALI ARLAS – AGENZIA REGIONALE DELLA CAMPANIA PER IL LAVORO E LA SCUOLA 46.094,00
COMUNI CACCURI 45.670,00
COMUNI VALLELONGA 45.465,84
COMUNI VICOLI 44.157,44
COMUNI MICIGLIANO 44.045,00
COMUNI SAN GIULIANO DI PUGLIA 43.651,87
AZIENDE ED ENTI PER IL SOGGIORNO E TURISMO EPT – NAPOLI 42.831,00

 

Gli enti in fondo alla classifica sono invece:

COMUNI PARENTI 22.300,00
COMUNI CORIGLIANO CALABRO 22.008,12
COMUNI BAGALADI 21.953,00
AUTORITA’ DI BACINO AUTORITA’ DI BACINO DISTRETTUALE DELL’APPENNINO CENTRALE (EX AUTORITA’ DI BACINO DEL FIUME TEVERE) 21.303,88
PARCHI NATURALI ED ENTI PER LA DIFESA AMBIENTALE PARCO DELL’ANTOLA 21.295,00
UNIONE DI COMUNI U.C. BOTRUGNO – GIUGGIAMELLO – NOCIGLIA – SANARICA – SAN CASSIANO – SURANO 21.230,77
COMUNI MONTERUBBIANO 20.028,00
COMUNITA’ MONTANE XXII MONTI AURUNCI E AUSONI 18.333,14
COMUNI FARA FILIORUM PETRI 17.757,00
COMUNI ISOLA DEL CANTONE 16.980,50

Come si vede, non c’è nessuna correlazione tra gli stipendi e la collocazione territoriale.

E ora veniamo agli enti che applicano il contratto collettivo della Sanità. Questa la classifica delle top ten con riguardo alla retribuzione media dei medici (esclusa l’indennità di esclusività):

DESC_ISTITUZIONE Regione MED_RETR
ASL P.A. BOLZANO TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL 107593,33
ARPA MARCHE MARCHE 88182
AGENZIA PER I SERVIZI SANITARI REGIONALI LAZIO 86979
AZIENDA ZERO VENETO 84094,74
ARPA ABRUZZO ABRUZZO 77369,63
ASL TRENTO TRENTINO-ALTO ADIGE/SÜDTIROL 75818,36
ARPA LAZIO LAZIO 74296,5
AZIENDA REGIONALE PER L’EMERGENZA SANITARIA ARES 118 LAZIO 74196,66
AZIENDA LIGURE SANITARIA DELLA REGIONE LIGURIA LIGURIA 71806,58
ARPA PIEMONTE PIEMONTE 70299

Qui troviamo molte realtà che possono vantare ottimi livelli dei servizi e bilanci in ordine,  insieme, però, a realtà che non si trovano nella medesima situazione.

Anche qui, quindi, nessuna correlazione tra alta retribuzione ed erogazione dei servizi e bilanci in ordine.

Per completare, pubblichiamo pure il fondo della classifica:

ASST RHODENSE LOMBARDIA 55824,7
AZIENDA USL TOSCANA CENTRO TOSCANA 55782,12
ISPO- ISTITUTO PER LO STUDIO E LA PREVENZIONE ONCOLOGICA TOSCANA 55599,53
ULSS N. 4 VENETO ORIENTALE (EX ASL S. DONA’ DI PIAVE 10) VENETO 55552,17
ASST DI MONZA LOMBARDIA 55358,59
AGENZIA REGIONALE SANITARIA DELLA PUGLIA (ARES) PUGLIA 54938,5
AO COSENZA CALABRIA 54905,85
OSPEDALE ‘LAZZARO SPALLANZANI’ – ROMA LAZIO 54785,16
INMP – IST.NAZ. PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE DELLE POPOLAZIONI MIGRANTI ED IL CONTRASTO DELLE MALATTIE DELLA POVERTA’ LAZIO 54188,32
AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA UNICAM (EX AOU SECONDA UNIVERSITA’ DI NAPOLI) CAMPANIA 49974

Anche qui, realtà molto diverse tra di loro.

Sarebbe interessante pubblicare anche i dati delle giornata di assenza per dipendente, ma, vista la fortissima differenze tra diverse realtà, ho timore che qualcuno possa “offendersi”.

Posso solo dire che la media delle assenze (comprensive delle ferie e congedi vari) per dipendente della PA è giorni 44,68, ma nella classifica delle prime dieci realtà, ci sono valori tra 98 e 91 giorni di assenza per dipendente ogni anno.

In sintesi, è chiaro che i dati già sono disponbili, e in alcuni casi non sono giustificati. Basterebbe “governare” meglio i processi, anche con verifiche mirate, per riportare nell’alveo della normalità quelle realtà che sono molto oltre i valori della media dei dipendenti della pubblica amministrazione, sia per retribuzione, sia per assenze.

Se, però, nessuno esige il rispetto delle regole, è chiaro che in alcuni casi si va alla deriva.

Come dice il Prof. Raffaello Lupi a proposito dei tributi, le “imposte” si chiamano così perchè ci deve essere qualcuno che le “impone”. Se nessuno “si fa sentire”, alcuni non si adeguano.